Cosa succede se si è registi e si hanno in mente tre o quattro scene spettacolari? E se quelle scene raddoppiassero il loro effetto con il 3d? Bisogna trovare una storia, ma non una storia qualsiasi, bisogna assolutamente trovargli una storia, ma non una storia qualsiasi: essa deve prevedere la scenografia di una natura selvaggia e incontaminata. E per non far capire, non troppo almeno, che queste son le basi di partenza la storia deve essere politicamente corretta.
Questi gli ingredienti di Avatar. Belli gli effetti speciali per i quali si perde l’interesse dopo i primi 15 minuti (vogliamo fare mezz’ora? Il film dura quasi tre ore), tutto è grande, imponente, epico, a partire dal costo, 400.000.000 di dollari dichiarati. Ma come per tutte le cose lo stupore dopo un poco diviene routine e ci si concentra sulla storia: semplice in verità, ma va bene. Un buon messaggio non si trova necessariamente in storie rompicapo, deve arrivare a tutti. Piatta: e questo non va bene. Da dialoghi perfettamente inutili, frasi ripetute più e più volte, tanto da dare l’impressione che si dovesse forzatamente riempire dei buchi vuoti, e niente invece per giustificare il cambio di rotta di alcuni personaggi che improvvisamente, come per magia, diventano buoni. Soldati che sanno benissimo per quale scopo sono stati chiamati, piloti, scienziati che di massacri ne han già visti (viene detto nel corso del film stesso, non è intuizione), si sentono improvvisamente l’occhio addosso dello spettatore e decidono che “Non si sono arruolati per quello schifo! (cit.)”. Ma pazienza, è ingenuità, in fondo è un film di effetti speciali no? Ma anche andando oltre son troppi gli occhi che dovremmo chiudere, tanto che si finirebbe per non vedere più nemmeno il 3d. Il 3d stesso, unica ragione d’essere di questo film, non si trova in tutte le scene, a volte la tridimensionalità non c’è affatto, come nelle vedute delle isolette di terra fluttuanti per esempio. E ci ritroviamo con una Pocahontas blu che difende la sua gente, un Kevin Costner (blu anch’esso) che invece di ballare coi lupi addomestica con facilità uccelli di misure eccezionali, per poi diventare l’Ultimo dei Mohicani verso il finale, mentre gli umani controllano macchinari come fossero degli Eva (Neon Genesis Evangelion). Menomale che i Puffi ci sono stati risparmiati. E dov’è l’amore per la Natura? Il vero, autentico amore per la Natura? Perché non basta dire che è un grande dolore dover uccidere un animale, o che si deve vivere in armonia con gli alberi e tutti gli esseri viventi che ci circondano per fare di questo film un film ambientalista. E terminata la visione ci ricorderemo solo di uno spettacolare volo tra paesaggi da sogno, delle cicatrici del Colonnello Miles Quaritch e della stupidità insopportabile del protagonista. Ma soprattutto di come il tutto sia un gran progetto commerciale.
(R.R.)










Sopravvalutato..poco più che mediocre per essere buoni!!!